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Riflessioni ed approfondimenti di ANALISI TECNICA

Analisi Tecnica

Riflessioni ed
approfondimenti di
ANALISI TECNICA

Taglia le perdite e fai correre i profitti,
ovvero la corretta scelta del momento d'uscita.



Cari Lettori,

"
Cut your losses and let your profits run" che, tradotto in italiano, significa: taglia le perdite e fai correre i profitti.

Questa breve frase racchiude la sintesi del trading.

La maggior parte di coloro che, almeno una volta nella loro vita, hanno fatto trading saranno sostanzialmente d'accordo con quanto espresso sopra, un principio semplice, ma assai arduo da concretizzare.

Normalmente, chi ha poca esperienza di mercati azionari finisce col fare esattamente il contrario, ovvero taglia troppo presto i profitti (principalmente per sfiducia in sé stesso) e lascia correre le perdite (per non ammettere di aver già perso e per sperare di annullare la minusvalenza).

È solo dopo una certa esperienza che si arriva ad abbracciare la giusta filosofia.

È stato dimostrato più volte (anche chi scrive ha condotto ricerche in tale direzione) che l'applicazione della tecnica di tagliare le perdite e lasciar correre i profitti
consente di guadagnare anche entrando casualmente nel mercato, delegando, per esempio, ad un meccanismo statistico la scelta del momento in cui aprire le proprie posizioni.

A tal proposito, il nostro Ufficio Studi ha condotto diversi esperimenti per verificare se è possibile ottenere profitti semplicemente gestendo la posizione ed ignorando completamente l'analisi tecnica, l'analisi fondamentale e tutte le altre informazioni utili per guidare i propri investimenti.

I risultati ottenuti in tutte le simulazioni, pur se non efficienti, sono stati vincenti.

In altre parole, si è ottenuto sempre un guadagno, anche se in maniera non ottimale e senza ottenere il miglior risultato potenzialmente conseguibile.

Questi test la dicono lunga sui fattori che davvero contano nel trading e, in un certo senso, vincolano anche la stessa analisi tecnica ad un'impostazione che non sia puramente
analitico/previsiva, ma tenda ad offrire il maggior numero possibile di indicazioni pratiche.

Inoltriamoci ora nell'argomento principale di questo articolo, ovvero le tecniche di chiusura delle operazioni.

E' noto che quando si parla di operazioni vere effettuate con denaro reale, l'
aspetto emotivo rappresenta un tenace ostacolo per l'applicazione delle corrette tecniche di trading.

Infatti, ad operazione in corso, si è portati a credere che il guadagno in essere, non essendo conseguito materialmente non sia del tutto reale e concreto e si tratti dunque di un guadagno puramente virtuale, da trasformare in denaro contante solo con la chiusura dell'operazione. Dicasi lo stesso in senso opposto, quando ci si trova di fronte ad una posizione in perdita si tende a pensare che il denaro sia perso solo quando si mette fine alla propria esposizione.

Ciò induce molti investitori a chiudere in gran fretta e prematuramente le operazioni in profitto o mantenere forzatamente posizioni in perdita, anche per lungo tempo.

Ritenere che il guadagno sia puramente virtuale è legittimo solo in parte, lo è nella misura in cui il profitto o la perdita tendono a rappresentare un multiplo della normale volatilità del mercato. Ma che cosa intendiamo dire?

Per semplicità partiamo dai profitti.
Supponiamo di avere una posizione aperta su di uno strumento finanziario che ha una volatilità media giornaliera dell'1%. Ipotizziamo che il nostro profitto abbia raggiunto il 10%. Quanto è virtuale questo profitto? È tanto meno virtuale quanto più grande è il guadagno rispetto alla volatilità media.

Infatti, un profitto del 10% sarebbe completamente annullato solo da una sequenza di 10 sedute consecutive nelle quali il nostro strumento finanziario perde ogni volta circa l'1% del suo valore. Quindi, utilizzando un modo di ragionare preso a prestito dallo sport americano, possiamo affermare che quella posizione ha mediamente 10 sedute di margine prima che il suo profitto venga del tutto annullato.

Negli sport americani le classifiche dei vari gironi non vengono compilate assegnando punti per ogni vittoria, ma semplicemente ordinando le varie squadre in ordine decrescente di rapporto tra partite vinte e partite perse. Il distacco degli inseguitori viene calcolato in "partite".

Più o meno con la stessa logica, dovrebbe ragionare un trader e calcolare a quanti multipli del suo orizzonte temporale di riferimento ammonterebbe il suo profitto. Cioè a quanti giorni di trading corrisponde il suo guadagno, se egli lavora su base giornaliera. Se invece il nostro speculatore opera su base oraria, dovrebbe calcolare a quante ore di volatilità ammonta il suo profitto.

Questa equivalenza, tra margine giornaliero e margine orario (o margine su 10 minuti, o 5 minuti, eccetera) purtroppo non è perfetta e ciò che lo impedisce sono gli shock di prezzo.

Infatti, chi ha esperienza di trading intraday, su orizzonti temporali dal minuto ai 5 minuti, sa benissimo che la pubblicazione di un importante dato economico o aziendale, il cui valore si discosti abbondantemente dalle previsioni, provoca un'esplosione di volatilità molte volte superiore al normale e produce, nel grafico, la tipica barra (o candela giapponese) a palo, che sovrasta nettamente tutte le precedenti, spesso seguita da una barra altrettanto forte di direzione contraria.

Questi shock di prezzo hanno un impatto minore sui dati elaborati in ba se a periodi temporali più lunghi. In termini più semplici: un movimento improvviso di prezzo dell'1% su un orizzonte temporale di 1 minuto può creare una barra decisamente anomala. La stessa escursione percentuale, nell'arco di un'intera giornata, fornisce semplicemente un contributo alla forma della barra giornaliera e nulla più. L'importanza di questa distinzione diventerà più chiara tra poco.

Ora utilizziamo le nostre riflessioni per arrivare ad una conclusione operativa.
Tanto più è ampio il margine di guadagno che stiamo ottenendo, tanto meno ha senso preoccuparsi del singolo orizzonte temporale che comporti una variazione di prezzo a noi avversa. Naturalmente, il proseguo di un movimento di prezzo contrario alla nostra posizione ci dovrà, ad un certo punto, convincere a chiudere la posizione, ma tendenzialmente non dovrebbe effettuarsi nel singolo orizzonte temporale (cioè nei singoli 10 minuti o nella singola giornata di contrattazione) a noi avverso.

Se poi il capitale da noi investito è sufficientemente ingente da consentire un buon ammortamento delle commissioni di transazione, converrebbe progettare un'uscita in momenti differenti, così che, un'eventuale falso segnale negativo, ci induca all'errore solo su una parte della nostra posizione.

Suddividere la chiusura dei propri investimenti in momenti diversi apparentemente può far guadagnare di meno, nel senso che di due uscite una sarà per forza di cose migliore dell'altra e indurrebbe al rimorso per non aver chiuso l'intera posizione nel momento migliore, ma chi fa trading (o chi ha un minimo di immaginazione) sa benissimo che questi sono discorsi validi solo a posteriori.

A priori non si sa quale delle due (o più) uscite sarà la migliore. Diversi test statistici dimostrano che non esiste, in concreto, una strategia di uscita in un'unica operazione che sia sempre storicamente la migliore. In altre parole, a volte può essere meglio essere più reattivi e chiudere prima, altre volte è meglio sopportare un certo peggioramento della situazione, in cambio di un minor rischio d'inganno.

Già questo fatto statistico dovrebbe convincere ad attuare una strategia di uscita in momenti diversi.

In più (e spesso ciò costituisce la vera differenza) vi è l'aspetto psicologico. Infatti, chiudere abbastanza velocemente una parte della propria posizione aiuta certamente a ridurre lo stress e a far sembrare meno virtuale il profitto che si sta ottenendo, poi, con la parte di posizione ancora aperta sarà più semplice decidere di proseguire ulteriormente oppure cessare del tutto la propria esposizione.

Per concludere, ritorniamo sul concetto della maggiore incidenza sulla volatilità da parte delle notizie nell'ambito di orizzonti temporali molto veloci. Come dicevamo prima, chi fa trading utilizzando dati elaborati sul minuto o sui 5 minuti, sa che un singolo fatto di mercato può comportare un balzo della volatilità anche di tre o quattro volte il normale.

In termini concreti, ciò significa che il suo "margine" temporale, prima del riassorbimento di un profitto anche importante, va considerato con molta più cautela, infatti è oggettivamente più difficile frammentare le posizioni in più lotti quando si effettua un trading con frequenza operativa superiore alla media.

Ma per la maggior parte degli investitori, soprattutto per i neofiti, suddividere gli investimenti ed i successivi disinvestimenti, aiuta a lasciar correre i propri profitti ed ottenere risultati che, specie dal punto di vista percentuale, possono essere davvero eclatanti.










Massimo Intropido
















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