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Riflessioni ed approfondimenti di ANALISI TECNICA

Analisi Tecnica

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COME VALUTARE GLI INVESTIMENTI


Cari Lettori,

è d'uso affermare abitualmente che la vittoria ha moltissimi padri, mentre la sconfitta è sempre orfana. Quando si tratta di investimenti finanziari questa regola sembra non subire eccezioni, in quanto la mente umana molto spesso non si rassegna all'idea di una perdita legata esclusivamente a fattori personali o esclusivamente a cause oggettive.

In genere, in maniera più o meno cosciente o meno, si tende ad attribuire a più cause la responsabilità di un investimento finanziario non andato a buon fine. Questo meccanismo sè palese soprattutto quando, dopo aver subito una perdita, si diventa molto più restii ad effettuare un investimento simile a quello finito male.

Anche quando il nuovo investimento viene effettuato con forte spirito di rivalsa (atteggiamento assa pericoloso), ci si rende conto di trovarsi in una situazione molto più emotiva rispetto alla precedente. In altre parole, l'esito di un investimento finanziario condiziona sicuramente lo stato d'animo con cui vengono effettuati quelli successivi e forse anche il loro risultato finale (cioè aumenta la probabilità di sbagliare per via dell'emotività).

Si ritiene comunemente (ma non sempre in maniera corretta) che l'emotività legata ad un investimento finanziario dipenda esclusivamente dal proprio
profilo di rischio, cioè la propensione ad effettuare investimenti più o meno rischiosi, sulla base di fattori psicologici e materiali propri. Ma tale approccio tende a focalizzare eccessivamente l'attenzione su aspetti strettamente personali dell'investitore.

Diversamente, prima di investire qualsiasi cifra (anche la più modesta) è più corretto ed utile condurre un'analisi attenta sulla rischiosità dell'attività finanziarie in cui si vuole allocare il proprio denaro. Ciò è necessario perché si possa essere perfettamente consapevoli della nostra propensione al rischio e nel contempo, conoscere le caratteristiche aleatorie di ciò su cui puntiamo.

Gli investitori, con poca esperienza, tendono a guardare per prima cosa i profitti attesi, mentre i professionisti si concentrano soprattutto sul rischio. Questo accade perché è sicuramente più piacevole e stimolante pensare a quanto si può guadagnare, piuttosto che riflettere su quanto si può perdere.

Tuttavia, e qui sta la differenza tra i più esperti ed i meno esperti, sapere con buona approssimazione quanto si potrebbe perdere non serve a provare (in anticipo) il dispiacere dell'evento negativo futuro, ma semplicemente a determinare la cifra corretta da investire "in sicurezza", vale a dire la perdita che si può sopportare senza eccessivo stress.

Questo approccio consente di superare la mentalità che si limita a prendere in considerazione il livello di rischio assoluto alle singole attività finanziarie. Per fare un esempio, normalmente si pensa che l'investimento azionario non sia adatto a chi ha un profilo di rischio complessivo fortemente orientato verso la sicurezza, cioè verso la conservazione del proprio capitale. Ciò non è assolutamente vero. Infatti, anche un investitore del genere può allocare una parte delle proprie risorse in capitale azionario, purché essa sia ridotta. In tale maniera, anche una grande perdita percentuale sull'investimento azionario si traduce in una piccolissima perdita monetaria nel suo portafoglio. Questo concetto, di per sé abbastanza innovativo almeno nel mondo finanziario italiano, è sempre più conosciuto presso il pubblico degli investitori.

Il concetto, non ancora molto chiaro, è che la bontà di un investimento non deriva dal guadagno o dalla perdita finale, ma dal
rapporto tra rendimento e rischio attesi.

Questo concetto è di per sè già intuitivo, ma per spiegarlo ancora meglio proponiamo il successivo grafico:






Nei quadri "A" e "B" proponiamo l'andamento del valore di due diverse attività finanziarie, che alla fine del periodo preso in considerazione sarà il medesimo in entrambi i casi, ma durante lo stesso periodo presenterà escursioni maggiori nel caso "B".

Se giudicassimo in termini di rendimento, i due investimenti sarebbero assolutamente equivalenti.
Invece, qualora si introduca il rischio (inteso come
variazione media del rendimento, ovvero la distanza media tra il valore dell'attività e la linea di tendenza segnata più in chiaro), risulta chiaro come l'investimento "A" sia il migliore, poiché a parità di rendimento comporta un minor rischio.

In pratica, si tratta del concetto di
efficienza, cioè del rapporto tra benefici e costi.
Questo è l'unico criterio con cui è corretto giudicare la bontà degli investimenti nel lungo periodo. E' infatti l'unica metodologia che rende comparabili tra di loro tutti i tipi di attività finanziarie. Inoltre, è un metodo di confronto che tende a risentire in misura assai ridotta della specifica fase di mercato in cui ci si trova.

Infatti, anche nei periodi particolarmente favorevoli ad un tipo di investimento (vedi, negli ultimi mesi, le materie prime), l'accelerazione dei rendimenti ne aumenta la volatilità comportando, nel contempo, una potenziale pericolosità al mutare del quadro di fondo.

Ecco dunque la mentalità corretta con cui valutare gli investimenti finanziari. Non più, quindi, una semplice valutazione del livello assoluto di rischio, ma anche la
ricognizione del rapporto tra rendimento e rischio, perché non è affatto vero che un investimento è interessante solo se comporta un basso rischio, così come non è vero che tutti gli investimenti rischiosi siano inefficienti dal punto di vista della remunerazione.






Massimo Intropido
















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