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Riflessioni ed approfondimenti di ANALISI TECNICA

Analisi Tecnica

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ANALISI TECNICA


Alcune riflessioni sulla MEDIA MOBILE


Cari Lettori,

nel corso degli anni, l'analisi tecnica si è arricchita di un numero via via crescente di indicatori, grazie allo sviluppo della ricerca e stimolato dalla disponibilità di computer che consentono lo svolgimento di un gran numero di test in un tempo relativamente ristretto. Il prodotto di questa gran mole di lavoro è stato duplice: da un lato si è arrivati all'ideazione di diversi interessanti strumenti di analisi, dall'altra si è sviluppata una sorta di gara fra vari analisti, avente come posta in palio la creazione dell'indicatore più sofisticato ed impressionante.

Questo secondo aspetto ha portato spesso a considerare superati, in maniera troppo frettolosa, degli strumenti che avevano eccellenti potenzialità, tra i quali le medie mobili, classico esempio di strumento poco apprezzato, di cui tanti parlano in termini non proprio lusinghieri, ma di cui non possono fare a meno.

Perché vengono criticate le medie mobili? Perché, non si riesce a farne a meno? Perché la media mobile ha una caratteristica che la rende non facilmente sostituibile, indica la presenza dei trend di prezzo, come tanti altri indicatori, ma si snoda all'interno dello stesso grafico dei prezzi poiché è calcolata con la stessa unità di misura. In questo modo, similmente alle Bande di Bollinger, ma differentemente da altri indicatori quali l’RSI o il Macd, può essere agevolmente utilizzata per individuare le aree in cui collocare opportunamente ordini d'apertura di posizioni, di stop loss e profit taking.

Questo è un vantaggio non da poco se l'utilizzatore non è un semplice analista tecnico, ma ha un compito operativo, cioè è un trader o un gestore. Spieghiamo con un esempio attuale quanto abbiamo appena citato. Nel grafico seguente, è rappresentato l'andamento recente dell'indice Dow Jones, unitamente alla sua media mobile semplice a 50 giorni.

Durante il periodo di tempo considerato, da ottobre 2008 a fine giugno 2009, la media mobile ha segnalato correttamente la tendenza ribassista, fornendo però un falso segnale d'acquisto nei primissimi giorni del 2009, per poi indicare, sia pure in maniera contrastata, il cambiamento di tendenza alla fine di Marzo e l'inizio di Aprile 2009.





Sotto il profilo tecnico, nel periodo che noi prendiamo in considerazione, la media mobile ha fornito tre segnali di acquisto, di cui due errati ed uno corretto. Il bilancio statistico dell’affidabilità dei segnali sembrerebbe alquanto deficitario, poiché presenta un margine di errore del 67%.

Tuttavia questo, dal punto di vista del trading, non è un ragionamento completo. Infatti nel giudicare l'affidabilità di un indicatore non conta tanto la percentuale dei segnali di successo, ma anche quello che succede utilizzando tali segnali. Ebbene, la media mobile a 50 giorni, quando ha fornito un segnale errato, ha poi inviato subito un’indicazione di stop loss vicinissima, il che ne fa uno strumento che si adegua molto bene ad uno dei principi fondamentali del trading, ovvero
“cut your losses and let your profits run”.

La media mobile, in quanto indicatore di trend, riesce a far correre i profitti e far tagliare le perdite. Inoltre rappresenta un ottimo trailing stop, dal momento che insegue i prezzi una volta che sia iniziata la tendenza. Questa è proprio la sua caratteristica più apprezzabile ed utile. La media mobile viene spesso criticata perchè quando non vi è trend, ma lateralità, tende ad essere attraversata troppo facilmente dai prezzi.

L'osservazione è appropriata, ma va considerata come un problema statistico, non un difetto dello strumento. Vediamo di spiegare il concetto. Proviamo per un attimo a pensare non in termini borsistici. Immaginiamo un fenomeno stazionario,





esso non presenterà dati esattamente uguali tra loro, ma, non essendovi evoluzione, le differenze saranno contenute. I dati anomali possono essere frequenti, ma tendono ad annullarsi tra di loro. Pertanto, in una situazione simile, la media tende a stare in mezzo ai dati ed essere un ottimo descrittore del loro ordine di grandezza.

Pensiamo, invece, ad un fenomeno in evoluzione, come ad esempio il reddito pro capite di un Paese in via di sviluppo. Esso avrà certamente degli alti e bassi e la sua media tenderà a compensarli, tuttavia, tanto più l'evoluzione sarà rapida, tanto più i dati più vecchi tenderanno ad essere inferiori alla media, mentre quelli più recenti tenderanno ad essere superiori. Questo fa sì che la media sia costantemente in ritardo rispetto alle ultime osservazioni.

Qual è l'errore che si commette in questo caso descrivendo il fenomeno attraverso la media? Dipende dalla tendenza del fenomeno stesso: se essa è di crescita, la media tenderà a sottostimare il fenomeno, proprio perché in ritardo rispetto agli ultimi dati disponibili. Il contrario accade se il fenomeno presenta una tendenza a diminuire.

Riassumendo, possiamo dire che la media mobile, altro non è che una comunissima media statistica che viene aggiornata continuamente e funziona bene per il trading quando funziona male dal punto di vista statistico e viceversa. I ritardi della media mobile rispetto al prezzo, definiscono proprio la forza della tendenza di quest'ultimo, il cosiddetto
momentum.

Dunque, i falsi segnali non sono mai colpa della media mobile, ma semplicemente della relativa stazionarietà del mercato. Così come non è merito della media mobile la sua capacità di indicare così chiaramente una tendenza quando ne esiste una, ma anzi questa qualità deriva da un suo “difetto” statistico.

Tali considerazioni dovrebbero far comprendere come la mentalità dell'analista tecnico ed ancor più quella del trader, debba essere decisamente "non convenzionale", anche da un punto di vista statistico. Per lo speculatore è più importante adeguarsi alla realtà che descriverla.

Ed è per questo motivo che gli è così utile uno strumento proprio nel momento in cui la disciplina scientifica da cui scaturisce ne sottolineerebbe i limiti. I trader non sono scienziati, sono dei “semplici” commercianti, il cui scopo non è descrivere esattamente la realtà, ma "semplicemente" trarne guadagno.





Massimo Intropido














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