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Riflessioni ed approfondimenti di ANALISI TECNICA

Analisi Tecnica

Riflessioni ed
approfondimenti di
ANALISI TECNICA


A CACCIA DI CERTEZZE.
Know Sure Thing ovvero KST:
non solo un motto, ma anche un interessante indicatore
.



Cari Lettori,

non so quanto possa interessare ai Lettori il fatto che Martin Pring sia uno degli autori di analisi tecnica che io preferisco in assoluto, ma sicuramente interesserà il fatto che è uno dei più stimati al mondo, se non il più stimato in assoluto. Perché è così apprezzato? Perché il suo approccio tecnico non si limita alla semplice analisi della tendenza dei prezzi di un singolo mercato, ma insegna a tener conto anche dell'andamento degli altri mercati. Dal momento che qualunque comparto finanziario risente, in modo più o meno marcato, dell'influenza di tutti gli altri, ritengo che questo sia l'unico metodo serio ed esaustivo per studiare la tendenza in atto sul mercato che più ci interessa. Non a caso Martin Pring ha una grande esperienza come gestore e consulente di altri gestori, quindi è un analista abituato ad investire ed a far investire denaro vero. Se Martin Pring è universalmente conosciuto come l'autore del miglior testo di analisi tecnica attualmente esistente (
Technical Analysis Explained, McGraw-Hill, trad. it. Analisi tecnica dei mercati finanziari), probabilmente non è altrettanto conosciuto come autore di un indicatore particolarmente interessante, il cosiddetto KST (Know Sure Thing).

Di cosa si tratta? Si tratta di una media ponderata di quattro indicatori di momentum ponderati in ordine decrescente di velocità. Ma, prima di addentrarci nelle formule, vediamo di inquadrare il problema. Già più di un secolo fa il fondatore dell'analisi tecnica, Charles Dow, identificò tre movimenti ciclici, di tre lunghezze diverse, per spiegare l'andamento del mercato azionario nel medio-lungo termine. Il ciclo più importante è il primario, ovvero quello che segue l'andamento della macroeconomia e che dura mediamente quattro anni, anche se vi possono essere delle eccezioni importanti. Questo ciclo viene alterato da un'altra tendenza, di tipo secondario, che può durare da qualche settimana a qualche mese, e può amplificare o addirittura rischiare di invertire il ciclo primario. La tendenza secondaria a sua volta viene influenzata dai cosiddetti "trend minori" cioè da movimenti che durano da poche ore a pochi giorni. Nel grafico seguente abbiamo riportato queste tre diverse velocità:







Qual è, dunque, il problema? Esso consiste nel fatto che a volte queste tendenze sovrapposte si scontrano tra di loro e danno origine a situazioni di mercato poco chiare. Questo fa sì che si possano prendere decisioni errate perché ingannati da fenomeni temporanei, problema ben noto a chi si occupa professionalmente di gestione dei flussi finanziari. D'altra parte non è nemmeno troppo salutare aspettare a lungo prima di decidere se un segnale tecnico sia affidabile oppure no, specialmente quando il mercato cambia violentemente la propria direzione. Vediamo di definire quantitativamente il problema in termini concreti. Nel grafico che segue abbiamo rappresentato l'andamento dell'indice S&P500 dal 1990 ai giorni nostri:








I dati sono rappresentati su base mensile, per poter leggere agevolmente una grande massa di informazioni. Martin Pring, in un suo famoso articolo, pubblicato su
Technical Analysis of Stocks & Commodities, mostrò l'andamento di quest’indice unitamente a quello dei tre indicatori che abbiamo rappresentato sotto il diagramma dei prezzi. Essi sono indicati con linee di spessore crescente, in questo ordine:

  • la media mobile a 6 mesi del ROC (cioè della variazione percentuale del prezzo) a 9 mesi,
  • la media mobile a 9 mesi del ROC a 12 mesi
  • la media mobile a 9 mesi del ROC a 24 mesi.


Dunque, si tratta sempre dello stesso indicatore calcolato su un orizzonte temporale via via più lungo. Nel grafico abbiamo deciso di dare più visibilità all'algoritmo che misura il ciclo più importante, cioè quello di lungo termine. È facile notare come i primi due indicatori, cioè i più veloci, in questi giorni stanno fornendo un segnale di possibile conclusione delle loro tendenze, mentre quello più lento, che riesce a seguire l'andamento delle tendenze decennali, ci sta comunicando che è appena iniziata una possibile svolta positiva su di un orizzonte temporale pluriennale. Il problema che Pring si è posto è il seguente: è possibile costruire un indicatore sintetico che tenga conto contemporaneamente di tutte le tendenze più importanti presenti sullo stesso mercato? La risposta in linea teorica è senz'altro affermativa: basta infatti sommare tra di loro più algoritmi. Il problema è
come farlo, cioè se valga la pena o meno creare una gerarchia tra i vari indicatori.

La risposta è ovviamente positiva, ed infatti, Pring somma tra di loro ben 4 ROC (smussati attraverso altrettante medie mobili) ed assegna loro un peso direttamente proporzionale alla loro lunghezza, in modo da far sì che il ciclo di più lungo termine abbia il peso maggiore. Nei suoi scritti, Pring propone varie lunghezze anche per il suo
KST. Per verificare il funzionamento di questo strumento su un campione di dati abbastanza rappresentativo, abbiamo scelto di studiare il KST weekly più veloce che l'autore propone, cioè quello calcolato come media ponderata:

  • della media mobile a 10 del ROC a 10 con peso 1
  • della media mobile a 13 del ROC a 13 con peso 2
  • della media mobile a 15 del ROC a 15 con peso 3
  • della media mobile a 20 del ROC a 20 con peso 4


Il risultato viene mostrato nel grafico seguente:







Si può notare facilmente che l'indicatore ottenuto (disegnato assieme alla sua stessa media mobile a 9 periodi, in maniera tale che il loro incrocio indichi il cambiamento di tendenza) è molto abile nel rilevare le tendenze più forti, mentre "soffre" nei mercati più disturbati, ovvero quelli caratterizzati da trend meno definiti. Ma questo è il problema che presentano tutti gli indicatori quantitativi, ovvero quello di essere particolarmente efficaci quando se ne ha meno bisogno, ovvero quando ci si trova di fronte a tendenze molto ben formate. L'idea di Pring è dunque quella di costruire un indicatore che si basi soprattutto sulla tendenza più lunga, ma che possa essere particolarmente sensibile alle variazioni di prezzo di breve periodo, particolarmente violente. Il problema è che spesso questi movimenti si esauriscono molto in fretta e dunque, come si può constatare osservando il grafico nella sua parte centrale, un indicatore che li evidenzi non è né utile, né dannoso. Nel grafico abbiamo fatto in modo che le barre dell'indice S&P500 si schiariscono quando il KST segnala delle correzioni verso il basso.

Ebbene, nel periodo che va tra il 2004 ed il 2006 l'indicatore farebbe effettuare delle operazioni di trading che si concludono sostanzialmente in pari (o forse addirittura in leggera perdita). Perché ciò avviene? Perché in quel periodo la tendenza rialzista fu particolarmente lenta e dunque le indicazioni che derivano dalla parte più lenta del KST, cioè dai ROC a 15 ed a 20 settimane, sono molto più deboli rispetto a quelle create dai ROC a 10 ed a 13 settimane. Il problema è che queste ultime si esauriscono così in fretta da non riuscire a far sì che l'indicatore riporti una tendenza definita in maniera sufficientemente chiara da poter durare. Va detto che nello stesso periodo la media mobile a 200 giorni (nel grafico viene calcolata su 40 settimane) verrebbe anch'essa ingannata più volte. E quando diversi indicatori vengono fuorviati contemporaneamente, come si sa, il problema è il mercato, non gli indicatori. Infatti, se si osserva attentamente l'andamento dei prezzi, si nota che i ritracciamenti in quel periodo non erano molto dissimili in ampiezza dai movimenti del trend rialzista.

Dunque qual è l'utilità di un indicatore come questo? Quella di qualsiasi indicatore di
momentum, ovvero quella di analizzare la forza (cioè la volatilità) del mercato. Si osserva chiaramente nel grafico che nel periodo 2004-2006 il KST è stato spesso ingannato, ma non si è nemmeno allontanato troppo dalla linea orizzontale che rappresenta lo zero. Il che indica come la tendenza non fosse particolarmente forte in quel momento. Pertanto un indicatore del genere può servire all'analista ed al gestore come modello della forza con cui mercato tenta di andare in una determinata direzione. Minore è la forza, più contraddittori possono essere i segnali, pur in presenza di un rischio non particolarmente elevato. Infatti, la distanza verticale (positiva o negativa) di un ROC o un KST dalla linea dello zero rappresenta la forza con cui si è sviluppata la tendenza e dunque anche la forza con cui potenzialmente potrebbe verificarsi la correzione successiva. Non si tratta, quindi, di un indicatore con cui aprire o chiudere posizioni. Si tratta però di un ottimo strumento di risk management.




Massimo Intropido















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