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L'OPINIONE di Massimo Intropido

L'OPINIONE di MASSIMO INTROPIDO

L'Euro è decisamente sotto attacco e la sua debolezza sta diventando critica anche per le Borse, ma il deprezzamento che ne consegue rende competitiva l'Europa proprio nel momento di maggior bisogno.

Milano, 20 maggio 2010.


Cari Lettori,
gli obiettivi della speculazione, negli ultimi tempi, sono diventati ormai chiari, tra questi il primo è sicuramente l’Euro.
La divisa comunitaria può essere oggetto di bersaglio per più di una considerazione di carattere fondamentale. Innanzitutto va sottolineato che una parte del suo «debito sovrano» (cioè il debito pubblico di alcuni Stati membri dell’eurozona) ha dimostrato di essere di bassa qualità, come nel caso della Grecia.

La speculazione aveva capito benissimo che l’interesse proprio di ogni singolo Stato sarebbe stato d’ostacolo all’erogazioni degli aiuti alla Grecia, fino al punto di far rischiare seriamente il fallimento alla nazione ellenica.

Proprio per questo, la scorsa settimana l’ex presidente della Fed, Paul Volcker, aveva dichiarato che proseguendo di questo passo, l’Euro rischia seriamente di collassare.

In sé le manovre necessarie per mantenerne l’integrità non sono particolarmente dispendiose. Secondo i dati della Bce, le banche dell’area Euro possiedono titoli di Stato per 1.552 miliardi, in crescita del 29% rispetto al periodo precedente al crack di Lehman, ma a fronte di 31.000 miliardi di attivi. Dunque poca cosa.

Tuttavia ciò che crea spazio alla speculazione è il modo in cui si è giunti all'attuazione di queste manovre, cioè con una serie di forzature che, se non si fossero attuate all’interno di delicati negoziati internazionali, avrebbero fatto pensare "all’estorsione".

E per fortuna che il presidente Obama avrebbe bisogno di un’Europa forte per contrastare la crescita della Cina (che però inizia ad avere le classiche vertigini da bolla speculativa)!

Di per sé, quindi, la caduta della divisa comunitaria ha dei motivi plausibili. La fatidica area 1,25 del cambio Euro/Dollaro è stata violata, ora il cross di
1,15 sembra raggiungibile e solo un ritorno sopra quota 1,28 potrebbe riaprire un po’ i giochi, ma con molta cautela.

Ripensando ad un passato non tanto lontano, va ricordato che nel 2009 il declino del dollaro ebbe inizio proprio quando la banca centrale americana iniziò ad acquistare i titoli tossici dalle banche americane. Ora la Bce ha iniziato ad acquistare i titoli tossici degli Stati membri, quindi ora è l'Euro che rischia uno scivolone pesante.

Un discorso a parte meritano le Borse. La discesa dei mercati azionari ha riguardato anche gli Stati Uniti, luogo in cui dovrebbero approdare i fondi in fuga dall’Euro (almeno secondo logica), però non bisogna dimenticare che i movimenti dei mercati sono soprattutto di tipo speculativo, quindi il denaro potrebbe rimanere esattamente dov’era prima, ma dopo essere stato convertito in Dollari.

I mercati azionari scontano il timore che i forti tagli ai vari bilanci pubblici, necessari per evitare che il
cancro del debito statale si diffonda all’interno della Comunità Economica Europea, possano rallentare la ripresa economica, ma qui entra in gioco nuovamente ( e questa volta in positivo) la debolezza della divisa comunitaria che può regalare un’insperata competitività alle aziende del Vecchio Continente.

Se così fosse, il sistema economico mondiale potrebbe aver trovato un rudimentale
sistema di autoregolazione, con gli Stati Uniti a fare da traino e l’Europa un po’ più povera, ma molto più competitiva. Dai suoi massimi di fine 2009 l’Euro ha perso circa il 18% nei confronti del Dollaro. Il che significa che, a parità di prezzo, i prodotti europei costano il 18% meno. Vi immaginate lo sforzo che sarebbe occorso per conquistare quel 18% di competitività agendo esclusivamente sul taglio dei costi?

Tirando le conclusioni in merito alle considerazioni espresse, ritengo che il quadro di breve termine non sia certo positivo, ma non posso fare a meno di ribadire (come più volte fatto) che la negatività crea occasioni di accumulo (cioè di acquisto lento e differito nel tempo) piuttosto interessanti, considerando che le aziende comprese nel nostro indice principale costano solo
13,69 volte gli utili che producono e convenzionalmente si ritiene che le azioni iniziano ad essere care quando il loro prezzo arriva ad almeno 20 volte gli utili.

Investire in questo momento comporta certamente di rischi, ma solo cogliendo le opportunità con coraggio e metodo si possono ottenere risultati di tipo professionale.




Massimo Intropido














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